articles by Sara Morelli
video-arte cinese
Si tratta di tre schermi di grandi dimensioni, ciascuno dei quali trasmette l’inquadratura fissa di una sezione della stessa sequenza: un uomo che mangia un piatto di mandorle. Le sequenze sono realizzate in bianco e nero, con una camera di dimensioni ridotte, molto maneggevole, che ha permesso ad esempio di inquadrare l’azione della mano dalla prospettiva del braccio. Lo schermo più in alto mostra il profilo in primo piano di un uomo che mastica. Il monitor in basso trasmette invece il piano medio dall’alto di un piatto di mandorle. La relazione tra le due inquadrature, apparentemente scollegate tra loro, è svelata dal monitor centrale, che mostra un braccio in movimento continuo dal basso verso l’alto.
Il rumore del vento e il tempo scandito dal rintocco dell’orologio, fanno da sottofondo a inquadrature fisse di oggetti immobili. Nello sfondo un orologio rosso Disney che ha il volto di Topolino, fa da cassa di risonanza a un piatto rosso (anche lui) pieno di fiori secchi, in primo piano. All’interno della stanza tutto è immobile, statico, dietro le grate delle finestre, simbolo di impotenza di fronte alle convenzioni. Incroci di linee prendono forma, significanza, in varie fasi. Alla fine, sembrano una croce cristiana sovrapposta all’ideogramma π, che indica “casa”: casa di Cristo? Probabilmente non lo sapremo mai. All’esterno di questo luogo simbolico, un fiore colorato, libero, vive mosso dal vento, in contrasto con i fiori appassiti che si trovano nel piatto. Segue un cambiamento di scena, uno stacco temporale luogo. Ora la dimensione è quella del sogno. Lo spettatore si trova in un mondo irreale, lontano, dai contorni indefiniti. Una danza di petali e piume colorate è un richiamo all’origine della vita. Queste immagini di gioia e serenità si alternano ad altre di fiori secchi, più reali, contemporanee e riconoscibili. Verso la fine del video, l’elemento acqua si alterna alla danza, fino a quando il rumore di uno sciacquone porta via con sè l’acqua e la danza, simbolo della libertà, della giovinezza e della bellezza. Restano solo congetture, rappresentate dalla gabbia del sistema.
Le forme si uniscono e si separano, moltiplicandosi, passando da simboli yin a simboli yang e viceversa, in un’atmosfera psichedelica. Il sound crea un’atmosfera satura di riverberi, echi e distorsioni.
Suoni metallici, rumori discordanti ed asettici, che si ripetono, sempre più insistenti, fanno da sottofondo al susseguirsi di immagini statiche: lo scarico di una vasca da bagno, un tubetto di colore, una bambola dal vestito a fiori ed alcuni indumenti immersi nell’acqua. Ragionando per dettagli e piani ravvicinati, la camera torna più volte sull’oggetto immobile, creando una sensazione di angoscia. All’improvviso, i rumori che si sono imposti con insistenza fino a quel momento scompaiono, lasciando il posto ad un sottile fruscio simile al suono del vento. Il video è allora invaso da un'atmosfera fredda ed i vestiti arrotolati dentro la vasca sembrano pezzi di ghiaccio. Qualcosa rompe questo equilibrio ed i suoni si insinuano nuovamente in questa atmosfera di desolazione. La bambola riappare con il suo vestito a fiori, ma improvvisamente di nuovo il silenzio e questa sensazione di freddezza. L’ultimo rumore che sentiamo è quello dello scarico che risucchia dalla vasca l’acqua, mentre i vari oggetti continuano a galleggiare.
Dalla Chinoise a Xiuha.
Il film-manifesto La Chinoise di Jean-Luc Godard - che ha come protagonisti giovani studenti francesi, militanti maoisti -, è la perfetta immagine della Cina idealizzata dagli Occidentali alla fine degli anni Sessanta. Abbandonato dal Partito Comunista Francese, un gruppo di studenti, una cellula di marxisti-leninisti, vive una stagione di riflessione, di studio, di relazioni umane durante il periodo estivo. Negli anni Sessanta, quelli della Rivoluzione Culturale, vista dall’Europa, la Cina appariva come un esempio da seguire. Era un punto di riferimento, la prova concreta che cambiare è possibile. In questo contesto di fermento culturale, politico e di voglia di innovazione, intellettuali e artisti occidentali dell’epoca studiavano questo fenomeno, cercando di capire come un Paese così lontano in ogni senso da noi, potesse essere diventato una guida per i nostri studenti universitari e operai. Oggi l’immagine che abbiamo della Cina è molto cambiata. Si tratta di un Paese a forte sviluppo economico che insegue il modello capitalista americano. La Cina che ci arriva attraverso le televisioni satellitari è un Paese moderno, dove non si riesce più a distinguere la differenza tra Shanghai, New York o Tokyo. Questo è il risultato della corsa frenetica verso la modernizzazione. Questo fenomeno porta ad una continua costruzione di nuovi grattacieli che spesso rimangono vuoti: figli della speculazione edilizia e della voglia di espansione. Così, come l’aspetto delle città prende le connotazioni delle metropoli del mondo Occidentale, anche la popolazione, in modo particolare le donne, cercano in tutti i modi di assomigliare nei tratti somatici alle loro coetanee occidentali. Molte giovani cinesi si sottopongono ad interventi di chirurgia estetica per rifarsi parti del corpo, vogliono gli occhi più tondi e grandi ed il naso più lungo. I vecchi ideali del comunismo li ritroviamo stampati sulle magliette raffiguranti il faccione sorridente di Mao. I simboli della rivoluzione contro l’imperialismo sono venduti come icone dalla società dei consumi. In molte delle nostre vetrine di alta moda, ritroviamo abiti occidentali decorati con simboli che appartengono alla cultura cinese. Le strade delle nostre città ospitano venditori ambulanti cinesi, con ogni sorta di cianfrusaglie più o meno inutili, di provenienza indefinita. Sono gli schiavi dell’era moderna, costretti a lasciare il loro paese, dove forse non avevano neppure questo lavoro. Il comunismo è ormai dimenticato, rappresenta quanto di vecchio c’è ancora in Cina. È sempre più evidente che i giovani cinesi vogliono creare una rottura con il passato, rifiutano le loro origini culturali ed il passato maoista dei loro genitori e dei nonni. Oggi, sono i giovani universitari cinesi, a guardare verso l’Occidente. Imitano la gioventù occidentale in tutte le sue abitudini, dal modo di vestire alla musica da ascoltare. In loro cresce una coscienza individuale, a scapito della coscienza collettiva. Il motto da seguire, la nuova filosofia di vita è “arricchirsi è bello”. In Cina anche la figura di Mao Tsedong si è trasformata. Durante il fermento del ’68, anche gli studenti universitari europei studiavano gli insegnamenti di Mao ed ascoltavano con entusiasmo Radio Pechino.